31 gennaio 2007

Jamiroquai: Gig in the Sky - concerto a 35.ooo piedi da Terra

Sony Ericsson e la band inglese Jamiroquai si esibiranno live per un pubblico selezionato a bordo di un aereo che volerà sui cieli d’Europa, con partenza da Monaco e destinazione a sorpresa in una capitale europea.




... un evento assolutamente unico. Per la prima volta, infatti, una band si esibirà in concerto a bordo di un aereo a più di 35.000 piedi (oltre 10 mila metri) da terra. L’evento: "Gig in the Sky" vedrà protagonisti i Jamiroquai che si esibiranno live per un pubblico selezionato a bordo di un aereo che volerà sui cieli d’Europa. Il 27 febbraio 2007, su un jet appositamente realizzato, i Jamiroquai canteranno le loro hits più famose davanti ad un pubblico di circa 200 ospiti provenienti da tutto il mondo (giornalisti e vincitori di un concorso Sony).

L’aereo atterrerà in una località segreta in Europa dove gli ospiti potranno godersi un altro concerto della band con altri 700 fans e, a seguire, un esclusivo After Show Party. «Il Gig in the Sky porterà la musica letteralmente ad una nuova quota« - ha affermato Stefan Streit, Vice President, Head of Marketing Western Europe, "Vogliamo provare una nuova e straordinaria esperienza e questo primato ce ne darà la possibilità."

La band canterà i grandi successi Virtual Insanity, pezzi che li hanno tenuti ai vertici delle classifiche internazionali negli ultimi 15 anni.


"Per noi è fantastico lavorare nuovamente con Sony Ericsson e non vediamo l’ora di vivere l’esperienza assolutamente unica di cantare a più di 35.000 piedi d’altezza. Allacciate le cinture, sarà un viaggio davvero funky!" - hanno dichiarato i Jamiroquai.

Questo straordinario evento celebra il successo della linea Walkman, lanciata da Sony Ericsson nell’estate del 2005, che vanta oggi un portfolio di nove prodotti (molti altri sarano lanciati nel corso del 2007).

Ecco la locandina del concorso:









30 gennaio 2007

30/01/1948 - 30/01/2007

Mohandas Karamchard Gandhi, detto il Mahatma (soprannome datogli dal poeta indiano R.Tagore che in sanscrito significa “Grande Anima”), è il fondatore della nonviolenza e il padre dell’indipendenza indiana.

Nasce a Portbandar in India il 2 ottobre 1869. Dopo aver studiato nelle università di Ahmrdabad e Londra ed essersi laureato in giurisprudenza, esercita brevemente l’avvocatura a Bombay.

Nel 1893 si reca in Sud Africa con l’incarico di consulente legale per una ditta indiana e vi rimane per 21 anni. Qui si scontra con una realtà terribile, in cui migliaia di immigrati indiani sono vittime della segregazione razziale. L’indignazione per le discriminazioni razziali subite dai suoi connazionali (e da lui stesso) da parte delle autorità britanniche, lo spingono alla lotta politica. Il Mahatma si batte per il riconoscimento dei diritti dei suoi compatrioti e dal 1906 lancia, a livello di massa, il suo metodo di lotta basato sulla resistenza nonviolenta- “satyagraha”: una forma di non-collaborazione radicale con il governo britannico, concepita come mezzo di pressione di massa. Gandhi giunge all’uguaglianza sociale e politica tramite le ribellioni pacifiche e le marce. Alla fine, infatti, il governo sudafricano attua importanti riforme a favore dei lavoratori indiani (eliminazione di parte delle vecchie leggi discriminatorie, riconoscimento ai nuovi immigrati della parità dei diritti e validità dei matrimoni religiosi).

Nel 1915 Gandhi torna in India, dove circolano già da tempo fermenti di ribellione contro l’arroganza del dominio britannico (in particolare per la nuova legislazione agraria, che prevedeva il sequestro delle terre ai contadini in caso di scarso o mancato raccolto, e per la crisi dell’artigianato). Egli diventa il leader del Partito del Congresso, partito che si batte per la liberazione dal colonialismo britannico.

- 1919: prima grande campagna satyagraha di disobbedienza civile, che prevede il boicottaggio delle merci inglesi e il non-pagamento delle imposte. Il Mahatma subisce un processo ed è arrestato.

- 1921: seconda grande campagna satyagraha di disobbedienza civile per rivendicare il diritto all’indipendenza. Incarcerato, rilasciato, Gandhi partecipa alla Conferenza di Londra sul problema indiano, chiedendo l’indipendenza del suo paese.

- 1930: terza campagna di resistenza. La marcia del sale: disobbedienza contro la tassa sul sale (la più iniqua perché colpiva soprattutto le classi povere). La campagna si allarga con il boicottaggio dei tessuti provenienti dall’estero. Gli inglesi arrestano Gandhi, sua moglie e altre 50.000 persone.

Spesso incarcerato negli anni successivi, la “Grande Anima” risponde agli arresti con lunghissimi scioperi della fame (importante è quello che egli intraprende per richiamare l’attenzione sul problema della condizione degli intoccabili, la casta più bassa della società indiana).

All’inizio della Seconda Guerra Mondiale, Gandhi decide di non sostenere l’Inghilterra se questa non garantisce all’India l’indipendenza. Il governo britannico reagisce con l’arresto di oltre 60.000 oppositori e dello stesso Mahatma, che è rilasciato dopo due anni.

Il 15 agosto 1947 l’India conquista l’indipendenza. Gandhi, però, vive questo momento con dolore, pregando e digiunando. Il subcontinente indiano è diviso in due stati, India e Pakistan, la cui creazione sancisce la separazione fra indù e musulmani e culmina in una violenta guerra civile che costa, alla fine del 1947, quasi un milione di morti e sei milioni di profughi.

L’atteggiamento moderato di Gandhi sul problema della divisione del paese suscita l’odio di un fanatico indù che lo uccide il 30 gennaio 1948, durante un incontro di preghiera.


Il pensiero di Gandhi si basa su tre punti fondamentali:

  • Autodeterminazione dei popoli: Gandhi riteneva fondamentale il fatto che gli indiani potessero decidere come governare il loro paese, perché la miseria nella quale si trovava dipendeva dallo sfruttamento delle risorse da parte dei colonizzatori britannici.
  • Nonviolenza: è necessario precisare che tale precetto non si ferma ad una posizione negativa (non essere causa di male agli altri) ma possiede in sé la carica positiva della benevolenza universale e diventa l’”amore puro” comandato dai sacri testi dell’Induismo, dai Vangeli e dal Corano. La nonviolenza è quindi un imperativo religioso prima che un principio dell’azione politico-sociale.
    Il Mahatma rifiuta la violenza come strategia di lotta in quanto la violenza suscita solamente altra violenza. Di fronte ai violenti e agli oppressori, però, non è passivo, anzi. Egli propone una strategia che consiste nella resistenza passiva, il non reagire, in altre parole, alle provocazioni dei violenti, e nella disobbedienza civile, vale a dire il rifiuto di sottoporsi a leggi ingiuste.
    “La mia non-cooperazione non nuoce a nessuno; è non-cooperazione con il male,… portato a sistema, non con chi fa il male” (Gandhi, Gandhi Parla di Stesso, p.128).
  • Tolleranza religiosa: ”… il mio più intimo desiderio” dice Ghandhi “… è di realizzare la fratellanza … tra tutti gli uomini, indù, musulmani, cristiani, parsi e ebrei” (M.K.Gandhi, Gandhi Parla di Se Stesso, p.83). Gandhi sognava la convivenza pacifica e rispettosa dei tantissimi gruppi etnici e delle diverse professioni religiose presenti in India. Queste erano delle ricchezze che dovevano convivere e non dividere politicamente la nazione. Purtroppo, gli eventi non andarono come sperava Gandhi.


Il messaggio che il Mahatma ci lascia è molto attuale e la storia contemporanea, purtroppo, continua ad essere

macchiata dalla guerra e dalla violenza.

Gandhi, “piccolo grande uomo”, riesce con le sue sole forze, a sconfiggere il potente Impero britannico e a realizzare il suo grande sogno dell’indipendenza per il suo paese. Come? Con la forza sbalorditiva della nonviolenza, del boicottaggio pacifico, della resistenza passiva e della ricerca della Verità (Dio).

Come possiamo rendere attuale Gandhi? Come possiamo essere anche noi portatori di pace?

Gandhi dimostra che la forza di un singolo uomo può diventare la forza di un popolo intero. Non dobbiamo quindi disperare se ci sembra che poteri superiori vogliano decidere per noi e armarci la mano. Gandhi stesso, con le sue parole, ci incoraggia a “cercare … la propria strada e … seguirla senza esitazioni” e a “non avere paura”. Rivolgendosi a ciascuno di noi aggiunge: “…affidati alla piccola voce interiore che abita il tuo cuore e che ti esorta ad abbandonare …, tutto, per dare la tua testimonianza di ciò per cui hai vissuto e di ciò per cui sei pronto a morire” (The Bombay Chronicle, 9 agosto 1942).

Il precetto della seguente strofa didattica di Gajarati – rispondere al male con il bene – fu il principio guida di Gandhi:

“Per una scodella d’acqua,

rendi un pasto abbondante;

per un saluto gentile,

prostrati a terra con zelo;

per un semplice soldo,

ripaga con oro;

se ti salvano la vita,

non risparmiare la tua.

Così parole e azione del saggio riverisci;

per ogni piccolo servizio,

dà un compenso dieci volte maggiore:

Chi è davvero nobile,

conosce tutti come uno solo

e rende con gioia bene per male”.

(M.K.Gandhi, L’Arte di Vivere, p.90).

La nonviolenza è il primo articolo della mia fede e l’ultimo del mio credo” (M.K.Gandhi, Gandhi parla di se stesso, EMI, Bologna, 1998, p.63).

Sono un incorreggibile ottimista. Il mio ottimismo si fonda sulla mia convinzione che ogni individuo ha infinite possibilità di sviluppare la nonviolenza. Più l’individuo la sviluppa, più essa si diffonderà come un contagio che a poco a poco contaminerà tutto il mondo”. (Id., p.142)

“…non c’è liberazione per alcuno su questa terra, né per tutta la gente di questa terra, se non attraverso la verità e la nonviolenza, in ogni cammino della vita, senza eccezione”. (M.K.Gandhi, La forza della Verità, vol.1, Sonda, Torino, 1991, p.78)

La mia vita è il mio messaggio” (Id., p.248)

“La vera moralità non consiste nel seguire il sentiero battuto, ma nel cercare ciascuno la propria strada e nel seguirla senza esitazioni”. (M.K.Gandhi, L’Arte di Vivere, EMI, Bologna, 1992, p.190)

“…l’amore non conosce mai la paura. (Id., p.184)

Una cosa è certa. Se la folle corsa agli armamenti continua, dovrà necessariamente concludersi in un massacro quale non si è mai visto nella storia. Se ci sarà un vincitore, la vittoria vera sarà una morte vivente per la nazione che riuscirà vittoriosa. Non c’è scampo allora alla rovina incombente se non attraverso la coraggiosa e incondizionata accettazione del metodo non violento con tutte le sue mirabili implicazioni. Se non vi fosse cupidigia, non vi sarebbe motivo di armamenti. Il principio della non violenza richiede la completa astensione da qualsiasi forma di sfruttamento. Non appena scomparirà lo spirito di sfruttamento, gli armamenti saranno sentiti come un effettivo insopportabile peso. Non si può giungere a un vero disarmo se le nazioni del mondo non cessano di sfruttarsi a vicenda”.


(preso da www.giovaniemissione.it)



















Oggi è l'anniversario della morte di Gandhi , figura importantissima per l'umanità.
L'esistenza e le gesta di persone come lui devono farci riflettere e darci speranza ,perchè ci sono state e ci sono ancora persone che agiscono per il bene degli altri.
E' grazie a loro che il mondo va avanti.
Tanti auguri a mamma e papà

25 anni di matrimonio...che traguardo!!

AUGURIIIII!!!!!

26 gennaio 2007

Tanti auguri ai miei fratelloni gemelloni!!! ^_^


E so 38 fratèèèèè! Buon Compleanno!


Un bacione a voi: Andrea & Michele, vi adoro!

AUGURI TO MY SISTAH VALENTINA

TI ADORO PATATAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA
Come sicuramente sapete tra qualche giorno ci sarà la Giornata della Memoria, per non dimenticare le vittime dello sterminio avvenuto per mano nazista a danno degli ebrei,oppositori del regime, omosessuali ecc. durante la Seconda Guerra Mondiale. E' importante non dimenticare, perchè dimenticando si corre il rischio di ricadere negli stessi errori. I vari comuni di alcune città italiane hanno organizzato per le scuole delle visite ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau, la televisione durante questa settimana ha messo nel palinsesto molti programmi su questo tema e rete4 propone il bellissimo e struggente Schindler's List (me l'hanno fatto vedere alle elementari, medie e superiori), si riaprono dibattiti sulla terminologia (Olocausto - Shoah) e c'è ancora chi si ostina a dire che non è vero niente...ci siamo inventati tutto.
Quello che mi chiedo io a questo punto è cosa si possa fare per non dimenticare anche i 2 milioni di persone trucidate durante il genocidio armeno e i 7 milioni (le fonti variano) di persone deportate in Siberia e morte di freddo, fame e malattie nei campi di lavoro forzato sotto il regime di Stalin.
Perchè se è giusto non dimenticare...non dobbiamo dimenticarci di nessuna di queste stragi.

25 gennaio 2007

- rEsTyLe -

Rieccomi...Dopo tanto tempo stamattina ho pensato di tornare sul blog, visto che da un pò non mi potevo più loggare, almeno per vedere se c'erano novità e...WOOW...il nostro blog si è rifatto il look...e quant'è belloooo!! Opera tua vero Laurè?!? Brava, ottimo gusto!
Comunque ho visto che nel frattempo voi avete postato un bel pò di cose...io vedrò cosa posso fare in questi giorni, intanto vi metto un paio di foto di capodanno (tutte le altre se vi va stanno sul mio blog, dove ogni tanto potreste passare e lasciare un commentino...).
Un saluto a tutte
Baci


24 gennaio 2007

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TANTI AUGURI CUZZOLOOOOOOOOOOOOOOO
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23 gennaio 2007

ALLA RICERCA DELLA FELICITA'


Le emozioni sono componenti fondamentali della nostra vita, da esse, sovente, traiamo gli stimoli che muovono le nostre giornate. Seppure ogni singola emozione sia importante e permetta a chi la sperimenta di sentirsi vivo, l'uomo è soprattutto alla ricerca di quelle sensazioni ed emozioni che lo facciano star bene e lo appaghino, in una parola è alla ricerca di quello stato emotivo di benessere chiamato felicità.
Quest'ultima è data da un senso di appagamento generale e la sua intensità varia a seconda del numero e della forza delle emozioni positive che un individuo sperimenta.

Questo stato di benessere, soprattutto nella sua forma più intensa - la gioia - non solo viene esperito dall'individuo, ma si accompagna da un punto di vista fisiologico, ad una attivazione generalizzata dell'organismo.

Molte ricerche mettono in luce come essere felici abbia notevoli ripercussioni positive sul comportamento, sui processi cognitivi, nonché sul benessere generale della persona. Ma chi sono le persone felici?
Gli studi che hanno cercato di rispondere a questa domanda evidenziano come la felicità non dipenda tanto da variabili anagrafiche come l'età o il sesso, né in misura rilevante dalla bellezza, ricchezza, salute o cultura. Al contrario sembra che le caratteristiche maggiormente associate alla felicità siano quelle relative alla personalità quali ad esempio estroversione, fiducia in se stessi, sensazione di controllo sulla propria persona e il proprio futuro.

Le emozioni: IL COLORE DELL'ESISTENZA

Le emozioni sono componenti fondamentali della nostra vita, danno colore e sapore all'esistenza, anche se, in una civiltà come quella occidentale impostata sul primato della ragione, spesso sono considerate con sospetto e timore. Del resto non potrebbe essere altrimenti: infatti se la ragione promette all'uomo il dominio su se stesso e le cose, le emozioni spesso producono turbamento e conflitto, non sono mai totalmente controllabili e a volte ci trascinano a dire o fare cose di cui, una volta cessato l'impeto emotivo, ci si pente.
Eppure, sono le emozioni che ci fanno gustare la vita ed è proprio dalle emozioni, piccole o grandi che siano, che l'individuo spera di ricavare nuovi stimoli che muovano le sue giornate. Del resto come si potrebbe dire di vivere appieno se non si sperimentassero mai la gioia, il tremito dello smarrimento o della paura, l'impeto della passione, l'abbandono alla nostalgia, il peso e la disperazione provocate dalla sofferenza?.
Tuttavia, seppur ogni singola emozione sia importante e permetta a chi la sperimenta di sentirsi vivo, l'uomo è soprattutto alla ricerca di quelle sensazioni ed emozioni che lo facciano star bene e lo appaghino, in una parola è alla ricerca di quello stato emotivo di benessere chiamato felicità.

FELICITA': alcune definizioni

Il tema della felicità appassiona da sempre l'umanità: scrittori, poeti, filosofi, persone comuni, ognuno si trova a pensare, descrivere, cercare questo stato di grazia. Per tentare di definire questa condizione alcuni studiosi hanno posto l'accento sulla componente emozionale, come il sentirsi di buon umore, altri sottolineano l'aspetto cognitivo e riflessivo, come il considerarsi soddisfatti della propria vita. La felicità a volte viene descritta come contentezza, soddisfazione, tranquillità, appagamento a volte come gioia, piacere, divertimento.

  1. Secondo Argyle (1987), il maggiore studioso di questa emozione, la felicità è rappresentata da un senso generale di appagamento complessivo che può essere scomposto in termini di appagamento in aree specifiche quali ad esempio il matrimonio, il lavoro, il tempo libero, i rapporti sociali, l'autorealizzazione e la salute.
  2. La felicità è anche legata al numero e all'intensità delle emozioni positive che la persona sperimenta e, in ultimo, come evento o processo emotivo improvviso e piuttosto intenso è meglio designata come gioia. In questo caso è definibile come l'emozione che segue il soddisfacimento di un bisogno o la realizzazione di un desiderio e in essa, accanto all'esperienza del piacere, compaiono una certa dose di sorpresa e di attivazione (D'Urso e Trentin, 1992).



La felicità è anche legata al numero e all'intensità delle emozioni positive che la persona sperimenta e, in ultimo, come evento o processo emotivo improvviso e piuttosto intenso è meglio designata come gioia. In questo caso è definibile come l'emozione che segue il soddisfacimento di un bisogno o la realizzazione di un desiderio e in essa, accanto all'esperienza del piacere, compaiono una certa dose di sorpresa e di attivazione (D'Urso e Trentin, 1992).

Cosa succede quando siamo felici?

Tutti noi, in misura più o meno accentuata, proviamo emozioni, in un certo senso le agiamo a livello di comportamenti più o meno visibili e consapevoli, le condividiamo con gli altri parlando o scrivendo di esse, alcuni riescono perfino ad immortalarle nelle opere d'arte.
Ma cosa succede dentro e fuori di noi quando siamo felici?

Alcuni autori (Maslow, 1968; Privette, 1983) riportano che le sensazioni esperite con più frequenza dalle persone che si trovano in una condizione di felicità o di gioia sono quelle di sentire con maggiore intensità le sensazioni corporee positive e con minore intensità la fatica fisica, di sperimentare uno stato di attenzione focalizzata e concentrata, di sentirsi maggiormente consapevoli delle proprie capacità.
Spesso le persone felici si sentono più libere e spontanee, riferiscono una sensazione di benessere in relazione a se stesse e alle persone vicine e infine descrivono il mondo circostante in termini più significativi e colorati.
Inoltre le persone che provano emozioni positive, quali ad esempio gioia e felicità, a livello fisiologico presentano un'attivazione generale dell'organismo che si manifesta con un'accelerazione della frequenza cardiaca, un aumento del tono muscolare e della conduttanza cutanea e infine una certa irregolarità della respirazione.
In ultimo chi è felice sorride spesso. In effetti il sorriso, sovente accompagnato da uno sguardo luminoso e aperto, è la manifestazione comportamentale più rappresentativa, inconfondibile e universalmente riconosciuta della felicità e della gioia.

Chi sono le persone felici?

Probabilmente chiunque, passando in rassegna le persone che gli sono vicine, è in grado di identificare tra tutte un amico, un parente o un conoscente che è considerato da tutti la persona felice per antonomasia, la persona che non perde il buonumore anche quando deve affrontare delle situazioni difficili o fastidiose, quella che ha sempre la battuta pronta e che sembra serena in ogni circostanza.
Ma la felicità da cosa dipende? Esistono delle caratteristiche dell'individuo che lo rendono maggiormente permeabile a sentimenti di felicità e gioia piuttosto che a sentimenti negativi?
E' molto difficile, probabilmente impossibile, rispondere in modo sufficientemente accurato a tali quesiti. Tuttavia le ricerche sulla felicità mettono in luce come essere più o meno felici non dipende in modo diretto da variabili anagrafiche come l'età o il sesso, né in misura rilevante dalla bellezza, ricchezza, salute o cultura. Al contrario sembra che le caratteristiche maggiormente associate alla felicità siano quelle relative alla personalità e in particolare quelle relative all'estroversione, alla fiducia in se stessi, alla sensazione di controllo su se stessi e il proprio futuro (D'Urso e Trentin, 1992).
Secondo Argyle e Lu (1990) la persona estroversa è più felice perché ha più rapporti sociali, fa amicizie più facilmente, partecipa ad un maggior numero di attività pubbliche e collettive dove trova maggiori motivi di interesse e divertimento. Inoltre una persona felice è anche una persona che sta bene con se stessa e che ha fiducia nelle sue capacità e percepisce una fondamentale congruenza tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere. In sostanza, più le persone riescono ad accettarsi per quello che sono, con tutti i loro pregi e i loro limiti, più sono felici. Analogamente, quanto più una persona ritiene di poter ragionevolmente controllare gli eventi che gli accadono nella sua vita affettiva, sociale, lavorativa, più è felice, e in particolar modo, è più felice di chi si considera in balia del caso o degli altri.

Felicità e benessere

Gli stati d'animo positivi possono influire in modo considerevole sia sul comportamento sia sui processi di pensiero rendendoli maggiormente adeguati e funzionali alle situazioni di vita dell'individuo. E' poi ovvio che tutto questo si ripercuota positivamente sullo star bene dell'individuo con se stesso e gli altri.
In effetti quando le persone sono di buon umore pensano alle cose in modo molto diverso rispetto a quando sono di cattivo umore. Ad esempio, si è trovato che il buon umore porta a descrivere in modo positivo gli eventi sociali a percepirsi come socialmente competenti, a provare sicurezza in se stessi e autostima (Bower, 1983). Inoltre quando si è felici si tende a valutare più positivamente la propria persona: ci si sente pieni di energia, si considerano meno gravi i propri difetti e si pensa meno alle proprie difficoltà. In ultimo, si è visto che più si è felici più si curano e si allargano i propri interessi sociali e artistici, si pone maggiore attenzione alle questioni politiche generali, ci si sente più inclini ad accettare dei compiti nuovi e stimolanti, anche se difficili (Cunningham, 1986; 1988).
Da questo punto di vista non c'è da stupirsi che uno stato emotivo positivo induca all'ottimismo: Mayer e Volanth (1985), infatti, hanno trovato una correlazione diretta tra grado di buonumore e probabilità stimata di eventi positivi.
Essere felici induce anche ad essere più audaci. A questo proposito, Isen e Patrick (1983) hanno messo in luce come la gioia tendenzialmente porti a sottovalutare la gravità dei rischi e quindi porti ad agire in modo meno prudente.
In ogni caso si è anche visto che questo accade solo se la decisione da prendere non comporta dei rischi seri. In presenza di uno stato d'animo positivo, non solo il mondo sembra più colorato e desiderabile e le azioni più facili, ma anche le persone che ci circondano sembrano migliori.
E' forse per questo che molti esperimenti rilevano come le persone felici siano più disponibili, generose e altruiste e provochino negli altri una maggior simpatia.
In ultimo, per quanto riguarda gli aspetti cognitivi, si è visto che il buon umore ha degli effetti positivi sulle capacità di apprendimento e di memoria e sulla creatività: in sostanza quando si è felici si apprende con più facilità, in misura maggiore e in modo più duraturo (Ellis, Thomas e Rodriguez, 1984; Ellis, Thomas McFarland e Lane, 1985) e inoltre si è maggiormente creativi nella soluzione dei problemi.

FELICITA': istruzioni per l'uso

A questo punto, visti i vantaggi che essere felici comporta, ci si potrebbe chiedere se esistono delle strategie che ci aiutino a sentirci felici o a recuperare il buonumore quando lo si è perso. In questo senso D'Urso e Trentin (1992) riportano una serie di attività e atteggiamenti che si accompagnano o favoriscono uno stato di benessere.
Tali attività o atteggiamenti sono:

  1. non attribuire interamente a noi stessi la responsabilità degli eventi spiacevoli che ci capitano
  2. stare in compagnia di persone felici
  3. fare esercizio fisico
  4. non confrontare la nostra condizione (salute, bellezza, ricchezza ecc.) con quella degli altri
  5. individuare quello che ci piace nel nostro lavoro e valorizzarlo
  6. curare il corpo e l'abbigliamento
  7. riconoscere i legami tra cattivo umore e cattivo stato di salute: spesso è il malessere fisico, più che altri fattori oggettivi, a determinare un cattivo umore 8. dimensionare le nostre aspettative alle capacità e alle opportunità medie della situazione
  8. aiutare le persone a cui piace essere aiutate
  9. non fare progetti a lunga scadenza
  10. frequentare le persone che ci hanno fatto dei piaceri e alle quali abbiamo fatto dei piaceri
  11. non trarre conclusioni generali dagli insuccessi
  12. fare una lista delle attività che personalmente ci fanno stare di buon umore e praticarle


A cura della Dott.ssa Maino




P.s: se vi interessa a questo link >>> TEST PSICOLOGI ci sono alcuni test inerenti ottimismo, pessimismo, capacità di ascolto, sindromi quali televisione o shopping, molto ben fatti e utili per capirci meglio, dedicate 10 minuti del vostro tempo per comprendere se avete dubbi o perplessiatà riguardo uno dei già citati argomenti facendolo in modo giocoso (le domande sono spesso articolate e poste in modo da entrare nella nostra mente tramite fraintendimenti, percui fate attenzione e comprenderne bene il significato e rispondere in modo corretto ma soprattutto SINCERO, dal momento che il test è solo a vostro scopo personale, vi conviene dire la verità! Così saprete se e come sbagliate).






20 gennaio 2007

MINKIA CHE STREEEEEEEEEEEEEEEEEEEESS

17 gennaio 2007

27 ottobre 2005 - 17 gennaio 2007

MINCHIAAAAAAAAAAA!
Il primo post di questo blog risale al 27 ottobre 2005...
oggi è 17 gennaio 2007...
sono esattamente 1 anno e quasi 3 mesi che stiamo online!


Figata ragà

14 gennaio 2007

Follia a Marina di San Nicola





cazzate di capodanno

dato che solo oggi sono riuscita a ripostare metto le cazzate di capodanno :D

èpiccante il salame? Mario- no è bono in culo!

Piero - ops

Silvia- stò come pollicino (dopo aver versato patè di olive per tutta la cucina + rum e pera in balcone) .... e se ne va

Mario- questo è il formato muratore

Piero- i fotochioch (cottonfioc)

Silvia - che fai guardi e non favilli?

Silvia - oh che me stai a imbruttì?!?

Mario- io se voi te faccio pure la cacca!!!

Mario- io faccio a cacca dopo

Silvia- mi fai fare un sorsino ino ino ?

Alessia- il succo di Piero (il succo di pera)

Costantino in un momento di pieno silenzio urla - stò na cremaaaaaaaaaaaaaa !!!!

Costa- hunt fa freddo...duce duce duce

Costa- guarda ti frigge il cervello

Mario- io il bong lo eviterei

Piero- oh è polvere mica so banane

Laura- Ale bevi Alessia- l'hai aperta mo!

Piero- non voglio andare domani a lavoro se stò cranium

E CMQ CHE TUTTO IL MONDO TELEMATICO LO SAPPIA .. SILVIA STAVA 'MBRIACA COME LE PIGNE!!!!

13 gennaio 2007

SIGNORE E SIGNORI...

più avvincente del rocy horror picture show
più coreografico de "lo schiaccianoci"
più coinvolgente della pizzica e della taranta
ECCO A VOI, IN ANTEPRIMA MONDIALE,
LE
'SIAMO ESAURITE SISTERS'



viva l'insulto libero
viva il franchising
viva www sono un coglione punto org

11 gennaio 2007

Strage di Erba, c'è la svolta! Confessione da parte dei coniugi Romano



Una «sostanziale confessione», secondo le indiscrezioni che filtrano dalla Procura. Olindo Romano e Rosa Bazzi, i due coniugi fermati ad un mese dalla strage di Erba, si sarebbero piegati a un nuovo, lunghissimo, interrogatorio e alle prove raccolte dai carabinieri del Ris. Anche l’avvocato della difesa Pietro Troiano parla di «parziali ammissioni», riconosce che i due «non hanno confermato la stessa versione dell'altro giorno».

A rafforzare i sospetti nei confronti dei due vicini di casa sarebbero stati tre elementi. Innanzitutto il racconto del sopravvissuto Frigerio (sulla cui attendibilità, dopo quel che ha passato, proprio mercoledì sera è stata depositata una consulenza di uno psichiatra nominato dalla Procura). E poi una macchia di sangue trovata sul sedile della Seat Arosa di Olindo Romano e i telefonini dei due accusati: i tabulati hanno evidenziato le cellule che quella sera hanno agganciato dicendo praticamente che mentre avveniva la strage di Erba loro erano in via Diaz.

( www.unita.it )



STRAGE ERBA: AZOUZ, ORA VOGLIO AMMAZZARLI CON LE MIE MANI

"Voglio ammazzarli con le mie mani". Azouz Marzouk, il 25enne tunisino che nella strage di Erba ha perso moglie, figlio di due anni e suocera, non nasconde il suo desiderio di vendetta. Di farsi giustizia da solo. Parole dettate dalla rabbia, dallo sconforto. Solo lunedi' pomeriggio quando i suoi vicini di casa erano stati fermati per il pericolo di inquinamento delle prove, ma soprattutto per quello di fuga, era stato abbastanza pacato, equilibrato: "Non dobbiamo commettere l?errore che e' stato fatto con me", aveva detto alludendo ai sospetti su di lui nelle prime ore. Lui che ha potuto dimostrare la sua estraneita' perche' era in Tunisia. Lui che aveva invitato a "non crocifiggere qualcuno senza essere sicuri delle colpe". Ora quella certezza che l'ha, desidera fargli fare la stessa fine che hanno fatto fare alla mia Raffaella, al mio Youssuf. A mia suocera. E aggiunge: "Io sono uno che vive per la vendetta. Se io faccio una minchiata e finisco in galera dove ci sono quei due bastardi li ammazzo con le mie mani. Queste mani", dice mostrandole insieme a tutta la sua rabbia. Secondo lui la giustizia e' che se uccidi devi essere ucciso. Ho sentito dire che altri detenuti del Bassone hanno giurato che gli faranno la pelle. Non hanno scampo. Hanno finito di vivere. Se non li ammazzano loro, lo faccio io. E infine: "Non me ne vado dall'Italia. Seppellisco i miei in Tunisia e torno. Li ammazzo. Non aspetto il processo".




( www.repubblica.it )



10 gennaio 2007

Somalia, raid Usa uccide 30 civili: nel mirino del pentagono "presunte" basi terroristiche di al Qaeda...

Non c'è pace per la Somalia.
Ieri, per il secondo giorno consecutivo, l'esercito statunitense ha sferrato un attacco aereo nella zona sud del paese.
L'attacco mirava a dei probabili terroristi islamici legati ad al Qaeda.

Il bilancio complessivo del raid è di 30 vittime tra i civili altre centinaia di persone invece stanno sfuggendo per raggiungere la frontiera con il Kenya.


A quanto pare, la persona a cui era mirato "l'attentato americano" è stata colpita, si trattava di Fazul Abdullah Mohammed, ritenuto il regista dei 2 attacchi del 1998 contro le ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania.


La cosa assurda è che i raid Usa sono stati giustificati a pieni voti dal presidente somalo, dicendo che era la cosa giusta da fare, e autorizzando gli Stati uniti anche ad un attacco più pesante se fosse stato necessario...


Ovviamente a livello internazionale le barbare incursioni Yankee non sono state viste con la stessa superficialità.

Questi avvenimentio ai limiti dell'impossibile, nelle terre di nessuno, dove i problemi maggioritari dovrebbero essere la pace, l'acqua e il cibo, sono davvero impensabili per una nazione come la Somalia che da quando ha nome e storia non ha mai conosciuto tranquillità e stabilità.

Invece di risolvere politicamente ed economicamente, con trattati, leggi e azioni Onu, si va ad appesantire una situazione già ai limiti della sopravvivenza.

E se con l'esecuzione di Saddam si sono amplificati odio e vendetta, con questi nuovi giorni di sangue le cose non miglioreranno, anzi peggioreranno soltanto, in tutto il medio oriente.

La cattiveria e insensibilità non ha limite!

03 gennaio 2007